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Il caffè fa male alla salute?

Il caffè, assieme al tè, rappresenta la bevanda calda più bevuta al mondo. Questa bevanda tanto amata anche in Italia deriva dalle bacche lavorate e tostate di un arbusto originario dell’Etiopia appartenente al genere Coffea, di cui si consumano in particolare le varietà arabica e robusta. A seconda delle percentuali che compongono la miscela finale si potrà ottenere una bevanda dal sapore più delicato e aromatico (tipico dell’arabica) o più astringente e amaro (tipico della robusta).

Non solo caffeina

La vox populi tende ad attribuire al caffè un effetto prevalentemente negativo sulla salute, ma numerosi studi clinici hanno smentito questi timori e in alcuni casi hanno persino dimostrato un effetto benefico. Bisogna però precisare che non tutti i caffè sono uguali. La composizione della miscela, il luogo nel quale la pianta è cresciuta e il modo in cui le bacche sono state lavorate fanno la differenza, così come il metodo di preparazione responsabile della maggiore o minore quantità di caffeina e altre sostanze che finiscono nella tazza. L’espresso e il caffè preparato con la moka contengono per esempio meno caffeinadel caffè americano, di quello “filtrato” o di quello turco. Il tutto perché le sostanze contenute vengono estratte grazie al passaggio dell’acqua nella miscela: in linea generale, maggiore è il tempo impiegato, maggiore è il numero delle sostanze estratte. E anche se si tende a identificare il caffè con la caffeina, non bisogna dimenticare che una tazza della bevanda contiene anche minerali, lipidi, cere, precursori delle proteine e delle vitamine. Non mancano gli antiossidanti, tanto che il caffè rappresenta una delle principali fonti di queste sostanze nella dieta degli americani, mentre gli italiani hanno la fortuna di poter contare sulla frutta e sulla verdura mediterranee. Gli esperti del Fondo mondiale per la ricerca su cancro (WCRF) hanno studiato le fonti scientifiche disponibili e hanno dichiarato che la bevanda non aumenta il rischio di cancro, nemmeno nel caso di pancreas e rene, per anni ritenuti particolarmente sensibili all’azione del caffè. Vi sono invece studi significativi che dimostrano una lieve riduzione del rischio di cancro al fegato e all’endometrio in chi consuma caffè regolarmente.

In Italia ogni anno si consumano circa 5,5 kg di caffè pro capite, con un aumento piuttosto ampio del consumo di capsule rispetto al macinato classico.

Quanto consumarne?

Vi sono alcune categorie di persone che devono limitare il consumo di caffè. Tra queste le donne in gravidanza e gli ipertesi, per l’effetto ipertensivo della caffeina. Il caffè interferisce anche con l’assorbimento di calcio e ferro, ed è quindi controindicato in caso di anemia o osteoporosi. Date le proprietà eccitanti, è bene che gli insonni e gli ansiosi ne riducano il consumo e comunque lo evitino al pomeriggio. Infine, poiché stimola la secrezione gastrica e la motilità intestinale, è controindicato in chi soffre di gastriti, ulcere o colon irritabile. In generale si consiglia di non superare mai le cinque tazzine di espresso al giorno, equivalenti a circa un bicchiere e mezzo di caffè americano.

 

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